Piccole basi di tipografia

14 settembre 2018

Viaggiando sul tram o guardando la tv, leggendo un libro oppure un navigando in internet, la tipografia è sempre presente. Il linguaggio verbale è rappresentato tramite le lettere, e le lettere “fisiche” vengono composte, impaginate, accostate fra loro, messe in un colore piuttosto che nell’altro.

La progettazione di un elemento così complesso investe non solo il campo puramente estetico, ma anche quello funzionale di fruizione di un testo e comunicativo di immediatezza del messaggio.
La parola d’ordine deve essere LEGGIBILITÀ.

È proprio alla leggibilità che avrei voluto dedicare questo post, un post che riuscisse a far capire, anche solo in maniera essenziale quali sono i parametri da progettare e le scelte da fare, ma ragionando con carta e penna alla mano mi sono resa conto che sarebbe stato immaturo.
Quando si parla di leggibilità vengono tirate in ballo definizioni piuttosto tecniche quindi ho ritenuto opportuno introdurre l’argomento con questo post, che non vuol esser altro che un’infarinatura generale sul mondo della tipografia.

Quando si parla di tipografia o di font, ci si riferisce alla rappresentazione grafica di grafemi (unità di testo) mediante simboli chiamati glifi (unità grafiche).
I font possono venire principalmente suddivisi in specie e famiglie.

Anatomia dei caratteri
Ogni glifo, è caratterizzato da numerose parti, molte delle quali essenziali alla riconoscibilità e alla leggibilità del font stesso. La forma e i rapporti fra i singoli segmenti del glifo devono fondersi armoniosamente non solo all’interno dello stesso ma soprattutto in rapporto agli atri elementi caratterizzanti il font.

Tutti i glifi hanno come riferimento una linea base, linea su cui tutte le lettere appoggiano e una linea mediana calcolata sull’altezza della “x” minuscola. Non tutte le lettere rientrano tra queste due rette parallele esistono, infatti, oltre ai piccoli ritocchi per la compensazione dell’occhio, lettere che si allungano verso l’alto o verso il basso e presentano dei bracci chiamati ascendenti e discendenti a seconda dei casi.
Il rapporto fra questi bracci e il corpo della lettera non deve essere tale da inficiare la leggibilità. Consideriamo a questo proposito che il 75% delle informazioni di lettura vengono acquisite tramite la visione della parte centrale delle lettere, quest’ultima non deve quindi essere più piccola rispetto ad ascendenti e discendenti.
Occhiello, spina, coda, arco, orecchio, braccio, gamba, apice, cravatta, collo, incrocio, sono altre parti costitutive dell’anatomia tipografica sono altrettanto importanti per la leggibilità di un font ma per questo rimando all’immagine e a fonti che approfondiscono maggiormente l’argomento.

Specie e famiglie
– Monospace ( es: Courier): creati per le stampanti e per i primi tipi di computer, nei monospace tutte le lettere hanno la stessa larghezza, quindi la “i” occupa lo stesso spazio della “o”. (forse c’erano già ai tempi delle macchine da scrivere, ma non ne sono sicuro)
– Proporzionali (es: Helvetica): ogni lettera ha il suo spazio e ogni glifo differenziandosi dall’altro anche spazialmente aumenta la scorrevolezza del ritmo di lettura.

– Graziati o Serif (es: Times ) : tipico caso in cui “di necessità virtù” nati come caratteri lapidari per la difficoltà degli scalpellini a riprodurre angoli retti sulla pietra, i Serif sono riconoscibili per le terminazioni delle lettere che presentano delle appendici che “legano” visivamente la lettera con quella precedente e successiva.
– Bastoni o Sans-serif (es: Arial) : a differenza dei precedenti, le lettere sono molto più nette e definite e terminano in maniera decisa con angoli di 90°.
– Calligrafici o Script (es: Zapfino) : sono caratteri che simulano la scrittura a mano libera
– Fantsia od originali : caratteri molto particolari, disegnati per usi ristretti e dedicati, spesso molto poco leggibili

“Formattazione”
– Maiuscolo e minuscolo, il primo calcolato sull’altezza della “E” e il secondo da quella della “x” determina la buona riuscita della formattazione. Tocca molto da vicino la funzionalità e il tono di voce del testo. un testo in minuscolo date le maggiori differenziazioni fra i glifi risulta all’occhio meno faticoso e più leggero da leggere.

– Interlinea e giustificazione/allineamento, sono parametri che mettono in relazione parole, righe e colonne all’interno di blocchi di testo, il primo termine definisce la distanza fra righe di testo mentre il secondo la disposizione delle righe e delle parole rispetto ad un’asse. La giustificazione/allineamento può essere definita: allineamento a bandiera (sinistra o desta), allineamento centrato e giustificato

– Il Kerning, è la regolazione dello spazio fra una lettera e l’altra, ad esempio in casi di lettere con bracci obliqui lo spazio deve essere ridotto per favorire la lettura e compensare le distorsioni percettive dell’occhio umano.

Ecco fatto, per quanto sia sommaria questa descrizione è pur sempre un inizio sulla base del quale iniziare a capire e approfondire le componenti e la terminologia relativa ai caratteri tipografici.

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